Declinazione colore

Esponente dell’astrazione geometrica, Francesca Romana Mainieri esordisce nella scena artistica nazionale e all’estero nel 2007.

In questa occasione presenta una produzione incentrata su superfici essenzialmente monocromatiche: le “Pareti”, pannelli smontabili, modulari, in cui la dimensione delle opere si fa importante e la sua ricerca approda a soluzioni informali.

Superata la fase più materica, quando arricchiva il processo pittorico di “oggetti” quali carte increspate, veline, foglie d’oro e anche tessuti e stratificava sulle sue tele rugosità, striature e spessori, Mainieri, sapiente esecutrice di tecniche antiche, affida ormai a esse il compito di veicolare la sua esigenza di colore, esigenza che, alla base della sua pittura, è scelta per necessità interiore. L’artista è consapevole che si possano esprimere strati profondi della persona, sia corporei che psicologici, attraverso vibrazioni cromatiche.

Mainieri tuttavia va oltre il tema del coinvolgimento estetico ottenuto con un solo colore, come accadeva nella scena artistica degli anni ’50, perché nei suoi “monocromi” ottiene una percepibile varietà di gradazioni grazie ad una pittura che rielabora le finiture alla fiamminga. Opera, in sostanza, più passaggi che si traducono in velature successive di vernici pigmentate e ottiene così il risultato di mostrare effetti smaltati non disdegnando i più comuni e moderni acrilici, insieme ad argille,polveri e olii.

Nonostante si distingua per una formazione e una cultura assolutamente classica e occidentale, l’artista romana scopre di prediligere il pensiero giapponese nelle sue articolazioni di essenzialità ed eleganza minimalista.

Ma le sue tele si percorrono e si penetrano, perché su di esse ritorna lo sguardo ogniqualvolta la visione passa da un pannello all’altro di ogni singola opera, affiancati quindi nella modulazione senza soluzione di continuità, pur se godibili singolarmente nelle loro molteplici varietà espressive.

La sua è un’idea di colore dirompente e intensa, ma mai brusca

Si può notare che, in tal senso, l’artista faccia sua l’affermazione di Josef Albers, secondo cui “un colore non è mai percepito in quanto tale da un punto di vista fisico, per questa ragione è il mezzo più soggettivo nell’arte”.

E, attraverso le declinazioni del colore, Mainieri mostra se stessa e le emozioni che la animano, senza reticenze.

Simonetta Milazzo, Roma 2012

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