Eredità e prospettive del Premio Sulmona

Francesca Romana Mainieri è un eloquente esempio di come l’attività di restauro, esercitata al massimo livello, possa aprirsi, grazie allo studio quotidianamente esercitato dei materiali e dei linguaggi, alla pittura contemporanea. Niente di mimetico e revivalistico, beninteso: ma certo la pratica di dorature e meccature, l’impiego di carte e di segni interpreti del sintetismo orientale e specificatamente cinese (Mainieri ha pure in questo Paese assolto brillantemente incarichi di restauro), unitamente al recepimento di simbolismi e cosmogonie, hanno dato vita ad un mondo pittorico elegante e silenzioso, i cui sobri segni, la forma stessa dei dipinti, la preziosità o l’umiltà dei materiali, fino alle fibre e grinze della carta, parlano linguaggi non convenzionali.
Come ricorda Simonetta Milazzo, Mainieri va ora scoprendo emozioni e passioni di accese cromie: il rosso, simile alla lacca giapponese, e, oltre l’oro, il blu oltremare.

Carlo Fabrizio Carli, in “XLIV Premio Sulmona, Rassegna Internazionale d’Arte Contemporanea, Edizione Bimillenario Ovidiano”, Polo Museale Civico, Verdone ed., p.18

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